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Concerto 17 novembre

Percorsi notturni per un Concerto sensoriale

Concerto domenica 17 novembre 2019 – ore 18:15

Palazzo Chigi - Ariccia

Alessia Luise arpa

Musiche di Beethoven, Field, Chopin, Czerny, Debussy, Glinka

 

 

Ludwig van Beethoven (1770-1827) Olfatto
Sonata quasi una fantasia, op. 27 n. 2 (1801) Adagio sostenuto, Allegretto, Presto agitato
Trascrizione di John Thomas

John Field (1782-1837) Vista
Notturno n. V in Sib Maggiore (1817)

Fryderyk F. Chopin (1810-1849) Gusto
Notturno postumo n. 20 (1830) Notturno op.15. n. 3 (1830-1833)

Carl Czerny (1791-1857) Udito
Der abend und die nacht (1936)

Claude Debussy (1862-1918) Tatto
Nocturne (1892)

Michail Ivanovič Glinka (1804-1857)
L’Alouette
Trascrizione di Mily Balakirev

 



GENZANO DI ROMA

Note al programma

John Thomas (1826 –1913) 'Voila comment jouer la harpe' scrisse di lui Hector Berlioz il 2 marzo 1854. Arpista e compositore gallese, ha arrangiato e pubblicato una grande quantità di musica, in particolare la musica per l'arpa. Gli arpisti devono a lui un grande debito per aver salvato le opere di Parish Alvars dall'oblio e riscrivendole. Le opere preferite del suo repertorio erano la Serenata di Parish Alvars, Mandoline e Danse des Fées, ed è stato anche il primo in tempi moderni a pubblicare sia il Concerto per arpa di Handel che il Concerto per flauto e arpa di Mozart. Non poteva mancare in questo programma questa versione, trascritta proprio da Thomas, della Sonata quasi una fantasia op.27 n. 2 di Beethoven. Fu il severo critico berlinese Ludwig Rellstab (1799-1860) a paragonare l'assorta immobilità del primo tempo al chiarore lunare che si diffonde nelle serate di calma sul Lago dei Quattro Cantoni. L'immagine, per la sua felice aderenza psicologica, ebbe un successo senza precedenti e procurò alla seconda Sonata dell'op. 27 il titolo di Mondschein-Sonate (Chiaro di luna), con cui è entrata stabilmente nella storia dell'arte non solo musicale. La prima parte comprende a sua volta due sezioni, l'adagio sostenuto e l'allegretto, che segue senza soluzione di continuità e che contrasta volutamente con l'adagio stesso. La seconda parte è costituita da un grandioso "presto agitato", tutto in minore e rispettoso della forma sonata, che chiude la composizione. Ed è pagina questa ancor più ardimentosa della prima nello scavo del linguaggio e nel tentativo, modernissimo, di escogitare o perseguire una assoluta purezza timbrica e ritmica. E' uno di quei momenti creativi che urtano con veemenza contro le alte mura che delimitano i confini del suono (di quel suono di cui invece l'adagio sostenuto tanto sembra compiacersi) e che tentano, protervamente, di gettare uno sguardo 'al di la'.

Fu proprio il compositore e pianista irlandese John Field a dare forma al primo Notturno pianistico (1814), concepito come un brano lirico di gusto sentimentale, basato su una melodia accompagnata da semplici accordi arpeggiati. Il pianismo di Field, delicato e dalle mezze tinte, ebbe enorme successo in tutta Europa e soprattutto in Russia. Chopin stesso considerava il Notturno in Mib maggiore il padre di tutti i Notturni moderni e di conseguenza anche dei suoi, mentre Hans von Bülow sosteneva che era “assolutamente indispensabile” studiare i Notturni di Field per poter affrontare poi quelli di Chopin. Liszt nel 1959 nella prefazione dell’edizione da lui curata ci fa comprendere la differenza tra Field e Chopin:

Chopin prese da Field l’idea generale del Notturno, cioè di una melodia largamente cantabile e ornata, modellata sull’arte dei grandi cantanti italiani di carattere dolce, carezzevole accompagnata da accordi ribattuti o da ampi arpeggi.

I Notturni sono lo specchio di un aspetto dell’arte di Chopin, non tanto del virtuosismo, quanto della sua concezione della bellezza e della delicatezza del suono che esprime in splendide melodie che rappresentano la sua sensibilità, e come in Field sono il regno del canto.

Il Notturno op. 15 n. 3 è unico nel suo genere e una tradizione racconta che si stato scritto dopo aver assistito ad una rappresentazione teatrale di “Amleto”. Eigeldinger si spinge perfino oltre sostenendo che la frase iniziale, dolente, esitante possa in qualche modo accostarsi al monologo di Amleto e che nel Corale “Religioso” si possa vedere la processione dei preti che accompagna la salma di Ofelia.

Allievo di Beethoven e insegnante di Liszt, Carl Czerny è considerato il padre della moderna tecnica pianistica, virtuoso di questo strumento, le sue esecuzioni di musica beethoveniana divennero molto richieste. Der abend und die nacht, scritto nel 1936 anno in cui si esibì in alcuni concerti con Field l’anno prima della morte di quest’ultimo.

Il Nocturne in Re bemolle scritto da Debussy nel 1892, due anni dopo la Rêverie in Fa, è un'altra composizione per pianoforte incentrata sul tema della notte. Questo brano è da inserire in una serie di “homages a Chopin” compositore molto studiato e amato da Debussy. Qui l'omaggio si confronta con uno dei temi chopiniani più ampi: il notturno. Subito però è da notarsi la specificità e la particolarità della melodia debussiniana, il flux che in apparenza appare continuo e mutevole è costruito da una serie di frammenti, pur senza rinunciare a una sua unità semantica e uditiva e a grandi slanci sentimentali, contrapposti a piccoli incisi che all'opposto riportano il brano a cristallizzarsi in una dimensione dilatata fuori e dentro il tempo. L'inizio del notturno parte con un'introduzione arpeggiata, un lento quasi ad libitum in cui si succedono frammenti di melodia nel canto della mano sinistra per ottave nel registro grave della tastiera a cui poi fanno seguito rapidi arpeggi ascendenti quasi a imitare lunghi e veloci glissandi di un'arpa che percorrono l'intera estensione della tastiera.

Il programma si chiude con l’Alouette di Glinka. Omaggio all’allodola, un uccello molto apprezzato e amato da poeti e musicisti, affascinati da quel suo cantare a squarciagola mentre vola in verticale verso il cielo la mattina presto e, dopo una precipitosa ridiscesa, si risolleva verso l'alto e ricomincia a cantare. Shakespeare la chiamava “La messaggera dell’alba” sapendo che canta al sorgere del sole.

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